Nel precedente articolo ci siamo lasciati con le seguenti domande: quali sono gli strumenti di lavoro che utilizza lo psicologo dell’età evolutiva? Cosa succede quando gli portiamo nostro figlio? Cosa dobbiamo aspettarci?
Ritengo sia importante avere un’idea generale su come lo psicologo dei bambini lavora e su quali strumenti utilizza, così da non farsi guidare da dubbi rispetto a qualcosa che non si sa bene cos’è nella scelta di potersi, oppure no, rivolgere a questo tipo di specialista.
Come già accennato precedentemente, lo psicologo dell’età evolutiva si rapporta al bambino usando tecniche in particolar modo ludiche, ma anche verbali (a seconda dell’età del bambino/ragazzo), intrattenendo così un rapporto ludico “non da compagno di giochi ma da adulto che non gioca, che fa in modo che la seduta sia davvero un’ora di completa proprietà del piccolo paziente” (Ginott, 1970).
Lo psicologo dei bambini, dopo aver incontrato alcune volte i genitori per capire il motivo della loro richiesta, per dar voce ed accogliere i loro pensieri e preoccupazioni e per conoscere il figlio tramite i loro vissuti e le loro parole, incontra il bambino in una stanza adibita con tavolini, seggioline, libri, giocattoli, pennarelli,…

Quindi, quali sono gli strumenti di lavoro?

Gli strumenti di lavoro, che vengono modulati a seconda dell’età, sono essenzialmente due: il gioco ed il disegno.
State pensando perché portare il proprio figlio dallo psicologo se fa “cose normali” che fa anche a casa, a scuola o con i propri pari? In effetti sembra sia così, ma non è del tutto corretto perché in psicologia questi strumenti hanno un utilizzo, un ruolo ed un significato ben preciso (motivo per cui è indispensabile avere un’accurata e specifica formazione a riguardo) ovvero aiutano il bambino ad esprimere la propria realtà emotiva e pulsionale permettendo al professionista di rapportarsi al bambino come “persona nel suo mondo”.

 

Che funzione ha il gioco? Davvero giocando lo psicologo può “capire” il bambino?

“È naturale che l’anima del fanciullo abbia bisogno di gioco.
I fanciulli sono per natura portati ad inventare giochi,
e basta che si ritrovino insieme,
perché il più delle volte ne scoprano uno nuovo”
Platone

 
Il gioco è un’attività in cui le persone (non solo i bambini) traggono godimento dato dal dedicare un tempo ed uno spazio alla gratificazione dei propri bisogni e desideri. Il gioco è divertimento, permette di esplorare non solo il mondo ma anche sé stessi, mantenendo anche in esercizio le capacità individuali.
In termini psicodinamici, l’attività ludica ha una funzione liberatoria (riproducendo un’esperienza spiacevole che ha subìto, il bambino si libera dall’angoscia provata) e una funzione simbolica: il bambino si immerge in un mondo di fantasia nel quale ogni desiderio può trovare il suo spazio e realizzarsi attraverso il gioco simbolico. In altre parole, “il gioco è il mezzo naturale più spontaneo di autorappresentazione del bambino e mediante questa attività egli ha l’opportunità di esprimere le proprie tensioni, le frustrazioni, le insicurezze, le angosce, l’aggressività: sentimenti che possono in tal modo essere padroneggiati” (Crocetti, 2008).

Perché è importante il disegno? A cosa serve?

“Noi non potremmo mai comprendere i disegni di un bambino
se egli non ce li spiegasse”
Rambert

Il disegnare è giocare, è uno dei tanti giochi che il bambino può liberamente scegliere di fare. Il disegno è il “racconto” che il bambino fa di sé stesso, della sua realtà interiore e non visiva, per questo è possibile affermare che il disegno è la via di accesso privilegiata alla conoscenza dell’inconscio infantile: attraverso simboli o astrazioni, il bambino esprime il suo mondo interno ed i suoi vissuti ma ci parla anche delle “sue” persone significative. Quando un bambino vi regala un disegno, è come se vi donasse una parte di sé, non sono semplici segni su un foglio.
Non entrando troppo nello specifico, è bene sottolineare l’importanza che il disegno ha per il bambino, il capire cosa voleva rappresentare con quel disegno e il significato che per lui ha, pertanto è fondamentale farsi raccontare dal diretto interessato il disegno fatto.

“È soltanto mentre gioca che il bambino, e l’individuo adulto, è in grado di essere creativo e di far uso dell’intera personalità ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre la parte più profonda di sé, il proprio Sé corporeo. Sulla base del gioco viene costruita l’intera esistenza dell’uomo, come esperienza di sé” (Winnicott)

In conclusione, ritengo sia doveroso esplicitare che non basta un disegno o un gioco fatto insieme per comprendere a pieno il bambino, questi strumenti “di uso comune” visti ed interpretati con una chiave di lettura psicologica, data appunto da una formazione specifica in tale ambito, servono allo psicologo per avere alcuni elementi sul mondo interno di quel bambino. Ma questi strumenti sono solo alcuni di quelli che necessita ed utilizza lo psicologo dei bambini.

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